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Guida editoriale

Guida RSA9’ di lettura stimataPubblicato il 30/07/2026

Cosa portare in RSA il primo giorno: la lista completa (e cosa lasciare a casa)

Vestiti che sopravvivono alla lavanderia industriale, i documenti che servono davvero, e la pagina sulla sua vita che vale più di tutto il resto. Più gli errori classici del primo giorno.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

La regola che cambia tutta la valigia

In RSA la biancheria va in lavanderia industriale: acqua calda, detersivi forti, asciugatrice. Tutto quello che è lana, seta, «lavare a mano» o «solo lavaggio a secco» tornerà infeltrito, o non tornerà. È la prima cosa da sapere, perché decide cosa mettere in valigia.

Quindi: cotone e misto sintetico resistente, colori medi o scuri (le macchie si vedono meno e l'umore ne guadagna), niente capi a cui siete legati.

Vestiti: quanto e quali

  • 7 cambi completi circa: intimo, calze, maglie, pantaloni o gonne. Meno di così crea ansia da lavanderia, molto di più non entra negli armadi (che sono piccoli, sempre).
  • Chiusure davanti: se ha bisogno di aiuto a vestirsi, bottoni e zip davanti fanno la differenza tra dignità e lotta. Evitate i capi che si infilano dalla testa se ha dolore alle spalle.
  • 2 golfini e una giacca leggera: nelle strutture si passa da caldo a corrente d'aria in tre metri.
  • Scarpe chiuse col tallone, antiscivolo — non ciabatte aperte. Le ciabatte aperte sono una delle cause banali di caduta.
  • Camicie da notte o pigiami facili da aprire, 3-4.
  • Tutto etichettato con nome e cognome, cucito o con etichette termoadesive. Il pennarello sbiadisce al terzo lavaggio.

I documenti (portatene copia, non gli originali)

  • documento d'identità, tessera sanitaria e codice fiscale;
  • lista dei farmaci con dosi e orari, e le confezioni: vanno consegnate all'infermiere, non lasciate nel comodino;
  • ultime ricette e piano terapeutico, esami recenti, lettere di dimissione;
  • allergie e intolleranze scritte su un foglio a parte;
  • eventuale verbale di invalidità e riconoscimento dell'accompagnamento;
  • nomina di amministratore di sostegno o delega, se c'è; DAT (disposizioni anticipate di trattamento) se le ha fatte;
  • contatti del medico di famiglia e di due familiari, con i numeri di cellulare.

Le cose che rendono la stanza sua

Questa è la parte che le famiglie sottovalutano e che fa più differenza nelle prime settimane:

  • fotografie con i nomi scritti dietro — servono a lei e servono al personale per parlarle della sua famiglia;
  • una coperta o un plaid riconoscibile, un cuscino suo;
  • la radio o un lettore con la musica dei suoi vent'anni;
  • un orologio grande che mostri anche il giorno e la data: aiuta più di quanto sembri chi si disorienta;
  • una lampada da comodino familiare, e una luce notturna;
  • se lo permettono, la sua poltrona: chiedete prima, per lo spazio e le norme antincendio.

Cosa lasciare a casa

  • gioielli, orologi di valore, contanti oltre il minimo. Portate poco e fatevi dare la lista dei beni consegnati, firmata;
  • oggetti insostituibili: se la loro perdita vi farebbe soffrire, non entrano;
  • stufette elettriche, candele, ciabatte multipresa: quasi sempre vietate;
  • farmaci nella sua borsa: devono essere gestiti dall'infermeria, altrimenti si rischiano doppie dosi.

Etichettate anche occhiali, apparecchio acustico (con le batterie e il caricatore), dentiera e il suo contenitore. Sono gli oggetti che spariscono più spesso, e la loro assenza peggiora confusione e appetito in pochi giorni.

La cosa più utile di tutte: una pagina sulla sua vita

Un foglio A4, consegnato al coordinatore il primo giorno: che lavoro faceva, come si chiamano i figli e i nipoti, come vuole essere chiamata, a che ora si sveglia, come prende il caffè, cosa la calma, cosa la spaventa, di cosa le piace parlare, cosa non tollera.

È lo strumento più sottovalutato dalle famiglie e il più usato dagli operatori: cambia davvero il modo in cui viene trattata, perché la trasforma da «la signora della 12» in una persona con una storia.

Il primo giorno: gli errori classici

  • Arrivare la mattina, non alle 18. Il pomeriggio inoltrato è il momento peggiore: c'è il cambio turno e l'agitazione serale sale.
  • Non venire tutti insieme. Due persone, non otto.
  • Disfare la valigia insieme a lei e appendere le foto prima di andare via: una stanza già sua è diversa da una stanza vuota con una borsa per terra.
  • Non restare tutto il giorno. Sembra crudele, ma il personale ha bisogno di stabilire un contatto diretto con lei, e questo con la famiglia presente non avviene.
  • Salutare in modo breve e uguale: «torno mercoledì.» Prolungare non consola.

Prima di uscire, chiedete: chi è l'infermiere di riferimento, che numero si chiama la sera, come funziona la lavanderia, come si gestiscono le piccole spese personali, e quando è previsto il primo colloquio con l'équipe (chiedetelo a 4-6 settimane).

E per sapere cosa aspettarsi nei giorni dopo: le prime settimane in RSA, cosa è normale e cosa non lo è.

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