La frase che sentite a ogni visita
Due settimane dopo l'ingresso, a volte tre, arriva sempre la stessa frase: «portatemi via da qui». Tornate a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa di imperdonabile, e nessuno in struttura vi ha spiegato che cosa potete fare davvero.
Partiamo da ciò che raramente vi viene detto con chiarezza: una RSA non è un luogo di trattenimento. Non è un ricovero coatto, non è un TSO. È un servizio, regolato da un contratto che avete firmato. Chi è in grado di esprimere una volontà consapevole può revocare il consenso e uscire — anche se il direttore sanitario, il medico di base e metà della famiglia pensano che sia un errore.
Prima domanda: è ancora in grado di decidere?
Non è una domanda a risposta secca, ed è qui che quasi tutte le famiglie sbagliano. Si può essere disorientati sulla data, ripetere tre volte la stessa storia, non gestire più il conto in banca — e avere comunque una volontà chiara e stabile su dove si vuole vivere. E vale anche il contrario: si può sostenere una conversazione ordinata per un minuto e non avere alcuna percezione di cosa significherebbe tornare a vivere da soli.
Attenzione a due cose che fanno sembrare un anziano stabilmente incapace quando non lo è: un'infezione urinaria non trattata e un farmaco introdotto al momento dell'ingresso.
E chiarite un equivoco molto diffuso: l'amministrazione di sostegno non toglie a vostra madre il diritto di essere ascoltata. L'amministratore di sostegno deve tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario e informarlo delle decisioni; il beneficiario conserva la capacità per tutto ciò che il decreto non gli sottrae espressamente. Se c'è un conflitto reale sul luogo di vita, la sede è il giudice tutelare, che può essere sollecitato con un ricorso semplice, anche senza avvocato. «Decide l'amministratore, punto» è una semplificazione che la legge non fa.
Se è capace di decidere: può uscire
Nessuno può trattenerla. La domanda utile smette di essere «ne ha il diritto?» e diventa «per andare dove, e con che cosa intorno?»
Prima di muovere qualsiasi cosa, tirate fuori il contratto e verificate tre punti:
- Il preavviso per il recesso del residente e quanti giorni vengono comunque fatturati dopo aver liberato la stanza.
- Cauzione e rette pagate in anticipo: chiedete il conteggio scritto, voce per voce, non una cifra complessiva.
- Che cosa succede al posto convenzionato. Questo è il punto decisivo e quasi nessuno lo spiega in tempo: se il posto è accreditato con impegnativa di residenzialità o equivalente regionale, le dimissioni volontarie fanno decadere quell'assegnazione. Non si torna in struttura la settimana dopo ripensandoci: si rientra in graduatoria, e l'attesa ricomincia. Chiedetelo per iscritto prima di firmare, non dopo.
Poi fatevi la domanda che decide tutto: che cosa aveva reso impossibile la casa? Se erano le notti, le cadute, i pasti o le terapie, un rientro senza che nulla sia cambiato finisce allo stesso punto in sei settimane — solo che il posto non c'è più. Molto spesso la risposta giusta a «voglio andare via» non è tornare a casa: è un'altra struttura. Non viene rifiutata la RSA in generale, viene rifiutata quella.
Se la capacità è compromessa: la porta chiusa va giustificata
In un nucleo protetto per persone con demenza l'accesso controllato può essere appropriato. Ma impedire di uscire a una persona specifica che chiede di uscire non è una regola di reparto: è una misura restrittiva, e come ogni contenzione — fisica o farmacologica — deve avere una motivazione clinica individuale, essere prescritta, documentata in cartella, limitata nel tempo e rivalutata. La contenzione non è un presidio assistenziale ordinario, e usarla per comodità organizzativa o per carenza di personale espone la struttura a responsabilità, anche penale.
Chiedete per iscritto alla direzione sanitaria:
- quali misure restrittive sono applicate a mia madre, da quando e con quale motivazione clinica individuale;
- chi le ha prescritte, dove sono registrate e quando sono state rivalutate l'ultima volta;
- quali alternative meno restrittive sono state provate prima, e con quale esito.
Se la risposta è «è la prassi del nucleo», avete una decisione organizzativa presentata come cura.
Che cosa è ambientamento normale e che cosa non lo è
Vi diranno «datele tempo, è il periodo di ambientamento». Per qualche settimana è vero: disorientamento, tristezza, rabbia verso i figli, richiesta continua di tornare a casa sono reazioni attese a un trasloco subito a 85 anni.
Non è ambientamento — e vi obbliga a chiedere un colloquio con il medico di struttura entro la settimana:
- calo di peso o rifiuto del cibo che si stabilizza;
- sonnolenza nuova, sguardo spento, parola rallentata: guardate la terapia, è stato introdotto un neurolettico all'ingresso e con quale diagnosi documentata?
- smettere di camminare quando un mese prima camminava;
- un peggioramento improvviso della confusione: nell'anziano un'infezione o un dolore non trattato si manifestano prima nel comportamento che nella febbre.
Moltissimi «voglio andare via» si sciolgono quando si corregge la causa vera: un dolore, una compagna di tavolo insopportabile, una stanza rumorosa, un orario di messa a letto deciso dai turni. Prima di rompere tutto, chiedete che cosa si può cambiare dentro.
Se non vi ascoltano
- Colloquio formale con direzione sanitaria e coordinatore infermieristico, con le domande inviate prima via email. Lascia traccia; una conversazione in corridoio no.
- URP dell'ASL e reclamo scritto alla struttura: la risposta è dovuta ed è un atto.
- Segnalazione all'ASL o all'ente regionale che ha accreditato la struttura, che è l'autorità di vigilanza.
- Giudice tutelare per i conflitti sull'amministrazione di sostegno e sul luogo di vita.
- Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale se ritenete che vostra madre sia trattenuta o sedata contro la sua volontà: le RSA rientrano nel suo perimetro di controllo.
Che cosa decidere questa settimana
Scrivete tre righe, a mente fredda: che cosa ha reso impossibile la casa; che cosa sarebbe diverso oggi; che cosa rimprovera esattamente a questa struttura. Se la terza riga è piena e la seconda è vuota, non state preparando un rientro a casa: state cercando un'altra RSA.
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Questo articolo è un'informazione generale per le famiglie, non un parere legale o medico. I diritti del vostro familiare dipendono dal contratto firmato, da un'eventuale amministrazione di sostegno e dalle regole della vostra regione. Curalune non assegna posti letto e non garantisce disponibilità.


