Vai al contenuto principale

Guida editoriale

Guide10’ di lettura stimataPubblicato il 28/07/2026

Sta tutto il giorno in poltrona davanti a una TV che nessuno guarda: cosa si può pretendere davvero

Il bingo del martedì non è un progetto di cura. Che cosa deve esserci nel piano assistenziale, quale figura professionale rientra nel minutaggio, e cosa guardare arrivando un mercoledì alle tre del pomeriggio.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

Le tre del pomeriggio

Arriva in visita un mercoledì alle tre. Sua madre è in poltrona nel soggiorno comune, insieme ad altre otto persone, davanti a un televisore acceso che nessuno guarda. Nessuno parla. Sulla bacheca c'è il programma delle attività: tombola il martedì, messa la domenica, laboratorio creativo un giovedì al mese.

Lei se ne va con una sensazione sgradevole che fatica a mettere in parole, e che di solito viene liquidata come «be', è normale, sono anziani». Non è normale, ed è una delle cose che pesano di più su come starà fra sei mesi.

Perché non è una questione di svago

L'inattività non è la conseguenza del declino: ne è uno dei motori. Chi passa otto ore al giorno seduto perde massa muscolare e capacità di equilibrio — e quindi cade. Chi si appisola dal pomeriggio non dorme la notte, e a quel punto qualcuno propone una goccia. Chi non ha niente da fare e nessuno con cui parlare si spegne, e lo spegnimento viene registrato come «tendenza al ritiro» o trattato come agitazione.

Ogni articolo su cosa può andare storto in una struttura — cadute, sonno, umore, farmaci per l'agitazione — passa da qui. Non è la ciliegina: è una parte del trattamento.

La distinzione che cambia tutto

C'è una differenza fra intrattenimento di gruppo e occupazione significativa individuale, e quasi tutte le discussioni con le strutture si arenano perché si confondono.

La tombola del martedì è intrattenimento di gruppo: va benissimo, e non è un progetto. Quello che conta è che cosa fa lei, in rapporto a chi è stata. Una donna che ha cucito per quarant'anni non ha bisogno di «attività»: ha bisogno di qualcosa fra le mani. Un uomo che ha fatto il contadino sta meglio a curare due vasi sul terrazzo che a guardare un mago in sala.

La domanda giusta non è «quante attività fate», ma: «che cosa è previsto per mia madre, di specifico, e chi lo fa?»

Il numero italiano da chiedere

Gli standard di accreditamento delle strutture residenziali sono fissati dalle Regioni e includono, oltre al personale assistenziale e infermieristico, figure come l'educatore professionale o l'animatore, espresse anch'esse in minuti per ospite. Esiste quindi un numero.

Chieda le due cose insieme, come sempre:

  • «Quanti minuti per ospite sono previsti per l'area educativa e di animazione, secondo l'accreditamento?»
  • «E quante ore settimanali sono effettivamente coperte, su questo nucleo?»

La seconda è quella che conta. L'area animazione è la prima a saltare quando manca personale, perché nessuno muore per una tombola cancellata — e proprio per questo scompare senza che nessuno la reclami.

La riga da far scrivere nel piano assistenziale

Nel piano assistenziale individualizzato deve esserci qualcosa di più preciso di «partecipa alle attività di gruppo». Chieda che vi sia scritto:

  • almeno un obiettivo individuale legato a ciò che sua madre era e sa ancora fare;
  • chi se ne occupa — una figura, non «l'équipe»;
  • con quale frequenza, e come viene registrato che è avvenuto.

È una richiesta ragionevole, non costa organico aggiuntivo se l'organico esiste, e ha un effetto collaterale utile: quello che è scritto nel piano viene verificato, quello che non è scritto no.

Chi non esce dalla stanza

C'è una categoria che sparisce da ogni registro delle attività: le persone che restano in camera. Se sua madre non scende più — perché fa fatica, perché non sente, perché si vergogna del pannolone — non comparirà mai fra i non partecipanti, perché non è stata invitata.

Chieda esplicitamente: che cosa è previsto per chi non esce dalla stanza? Una struttura che ha una risposta ha pensato al problema. Una che non ce l'ha ha appena scoperto, grazie a lei, che esiste.

Cosa guardare, senza chiedere niente

  • Arrivi in un giorno qualsiasi alle tre, non durante un'attività programmata. È allora che si vede la vita reale del reparto.
  • La televisione: è accesa su qualcosa che qualcuno sta guardando, o è accesa e basta?
  • Le mani delle persone: hanno qualcosa fra le mani, o sono vuote?
  • Il personale in sala: c'è qualcuno che sta con loro, o solo qualcuno che passa?
  • La bacheca: le attività dell'ultimo mese sono state davvero fatte? Chieda il registro, esiste.

Le sei domande da fare

  1. Quanti minuti per ospite sono previsti per animazione ed educativa, e quante ore sono coperte su questo nucleo?
  2. Che cosa è previsto specificamente per mia madre, e chi lo fa?
  3. È scritto nel piano assistenziale, con frequenza e responsabile?
  4. Che cosa è previsto per chi non esce dalla stanza?
  5. Posso vedere il registro delle attività dell'ultimo mese?
  6. Quante volte a settimana esce all'aperto? È la domanda che nessuno fa e che dice moltissimo.

Se non cambia niente

Richiesta scritta alla direzione, chiedendo che un obiettivo individuale venga inserito nel piano assistenziale alla prossima revisione: è la strada più efficace, perché sposta la questione da un'opinione a un documento. Se esiste un comitato dei familiari, questa è la domanda tipica da portare lì — non riguarda mai una sola persona. E se la risposta è che manca il personale, allora la domanda diventa quella sui minuti previsti dall'accreditamento, e l'interlocutore è il distretto dell'ASL.

Da dove cominciare

Questa settimana faccia una cosa sola: vada a trovarla un mercoledì alle tre invece che la domenica mattina, e guardi. Dieci minuti in sala in un giorno qualunque valgono più di tre colloqui con la direzione.

Se sta ancora scegliendo, chieda alla visita che cosa è previsto per chi non esce dalla stanza. È la domanda che nessuno si aspetta e quella che separa meglio le strutture.

Se preferisce non occuparsene da solo, possiamo farlo noi. Per €59 raccogliamo la situazione di sua madre, cerchiamo le strutture nella sua zona che rispondono davvero a queste domande e le riportiamo cosa ci hanno detto, con i nomi e le date. Inizi da qui

Questo articolo ha finalità informative. Gli standard di personale e le figure previste dall'accreditamento sono fissati dalle Regioni e cambiano: verifichi quelli applicabili con il distretto della sua ASL. Curalune non assegna posti letto e non garantisce la disponibilità.

Aiuto Curalune

Scegliete quanto volete fare voi

Ricevete la selezione e contattate voi, oppure affidate a Curalune anche contatti e solleciti.

Aiuto Curalune
Voi contattate

Non sapete da quale struttura cominciare?

Un operatore confronta le strutture adatte al vostro caso — zona, budget, livello di assistenza — e vi consegna una rosa di 3–5 nomi già verificati, con i recapiti giusti.

La garanzia riguarda la ricerca e non garantisce disponibilità, ammissione o finanziamento pubblico.

€59 una tantumNessun abbonamento
Aiuto Curalune Completo
Contattiamo noi

Preferite affidarci tutto?

Con Aiuto Curalune Completo selezioniamo le strutture compatibili e poi facciamo noi il giro più faticoso — le contattiamo, sollecitiamo chi non risponde e vi aggiorniamo sui riscontri, fino al riepilogo finale. Seguiamo tre casi alla volta.

€199 una tantumContatti e solleciti inclusiNessun abbonamento

Strutture nella zona

Tre schede da consultare autonomamente

Proposte in base alla località, non alla situazione assistenziale. Disponibilità e idoneità vanno confermate direttamente con le strutture.

Altri articoli utili