Il momento in cui vi viene il dubbio
Quasi mai è una scena chiara. È un livido sull'avambraccio che nessuno sa spiegare. È vostra madre che si irrigidisce quando entra una certa operatrice. È il pannolone pesante alle undici del mattino, la terza volta in due settimane. È il telefono che squilla a vuoto e la sensazione, ogni volta che uscite, che qualcosa non torni.
Due cose insieme, ed entrambe vere. La prima: molti segnali hanno spiegazioni innocenti — la pelle di un anziano in terapia anticoagulante si contunde per un nulla, e la diffidenza verso una persona può essere un sintomo della demenza e non un giudizio. La seconda: il vostro dubbio non è irrispettoso ed è il motivo per cui la maggior parte dei casi emerge. Non dovete decidere oggi se è maltrattamento. Dovete fare in modo che, se lo è, resti una traccia.
Le prime 72 ore: documentare, non accusare
L'errore più comune è affrontare l'operatore nel corridoio. Vi si mette sulla difensiva chi vi serve come fonte, e non resta nulla di scritto. Fate l'opposto, in quest'ordine:
- Fotografate, con la data. Lividi, escoriazioni, arrossamenti al sacro, lo stato della biancheria. Foto nitide, con un riferimento di scala se potete. Non è morboso: è l'unico modo per dimostrare fra due mesi com'era la situazione oggi.
- Annotate per iscritto data, ora, cosa avete visto, chi era presente, cosa vi è stato risposto e da chi. Un file datato vale infinitamente più di un ricordo.
- Chiedete per iscritto copia della cartella clinica e assistenziale, comprese le schede di mobilizzazione, i registri delle terapie e le eventuali segnalazioni interne di caduta o incidente. È un diritto del vostro familiare e, se siete voi a esercitarlo per lui, va formalizzato. Fatelo presto: chiedere la cartella dopo aver alzato la voce vi mette in una posizione peggiore.
- Fatela valutare da un medico terzo. Se ci sono lesioni, il pronto soccorso redige un referto, e il referto è un atto che il medico ha l'obbligo di trasmettere all'autorità giudiziaria quando emergono ipotesi di reato procedibile d'ufficio. È il singolo documento più pesante che possiate ottenere, e non lo producete voi: lo produce un medico.
Che cosa guardare, concretamente
Segnali che meritano una domanda precisa, non un sospetto generico:
- Lividi in posti che non si urtano: interno delle braccia, torace, cosce interne, dietro le orecchie. Lividi simmetrici sui polsi o sulle caviglie fanno pensare a una contenzione.
- Calo di peso. Chiedete il diario del peso: se non viene registrato con regolarità, quello è già un problema.
- Lesioni da pressione comparse in struttura. Una lesione al sacro o al tallone in una persona allettata è, quasi sempre, un indicatore di mancata mobilizzazione.
- Sedazione nuova. Sguardo spento, parola rallentata, sonno diurno. Guardate la terapia: è comparso un neurolettico, con quale diagnosi documentata e chi l'ha prescritto?
- Igiene e disidratazione: unghie, bocca, cute secca, urine scure, il pannolone saturo in orari in cui non dovrebbe esserlo.
- Il cambiamento del comportamento: paura all'ingresso di una persona specifica, silenzio improvviso, rifiuto di restare solo. Nell'anziano con demenza il comportamento è spesso l'unico canale rimasto.
A chi rivolgersi, in ordine
- Direzione sanitaria della struttura, per iscritto. Una email con oggetto, data e domande numerate. Chiedete una risposta scritta entro un termine. Questo passaggio non serve a ottenere giustizia: serve a creare il documento che dimostrerà, dopo, che avevate segnalato.
- URP dell'ASL e ufficio vigilanza. L'ASL, o l'ente regionale che ha accreditato la struttura, è l'autorità che può ispezionare e che rischia qualcosa se non lo fa.
- NAS dei Carabinieri. È lo strumento specificamente italiano e il più sottoutilizzato dalle famiglie. I Nuclei Antisofisticazione e Sanità svolgono ispezioni nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e possono presentarsi senza preavviso. Una segnalazione ai NAS si può fare anche prima di una denuncia formale, e non richiede che voi abbiate le prove: richiede che descriviate fatti circostanziati.
- Denuncia o querela ai Carabinieri o alla Polizia, o esposto alla Procura. Le fattispecie che entrano in gioco sono soprattutto i maltrattamenti contro familiari e conviventi — che la giurisprudenza applica anche ai rapporti di cura in struttura — e l'abbandono di persona incapace. Non dovete qualificare voi il reato: dovete raccontare i fatti, con le date.
- Amministratore di sostegno e giudice tutelare, se esiste una misura di protezione: il giudice tutelare va informato e può intervenire sul luogo di cura.
Due errori che costano
Aspettare di essere sicuri. La certezza non arriva mai dall'esterno. La segnalazione circostanziata di un fatto è legittima anche se poi si rivela infondata; il rischio di segnalare è molto più basso di quello di tacere per mesi.
Portarla via subito senza documentare. È comprensibile e a volte è giusto, ma se uscite senza cartella, senza foto e senza referto, la struttura resta esattamente com'è per chi ci rimane — e voi perdete ogni possibilità di far valere qualcosa. Se la situazione è di pericolo immediato, il trasferimento viene prima di tutto; in tutti gli altri casi, documentate e poi decidete.
E se decidete di spostarla
Verificate prima che cosa succede al posto convenzionato e all'impegnativa: le dimissioni volontarie in genere fanno decadere l'assegnazione, e si rientra in graduatoria. Chiedetelo per iscritto prima di firmare, non dopo.
Se siete a quel punto e non avete la forza di ricominciare le telefonate mentre gestite tutto il resto, quella parte la facciamo noi. Diteci zona, condizioni del vostro familiare e cosa è successo: ricevete una selezione di strutture che vale la pena chiamare, a €59. Se non ricevete almeno 3 strutture compatibili con zona e criteri, vi rimborsiamo l'intero importo. Inizia qui
Questo articolo è un'informazione generale per le famiglie, non un parere legale o medico. Se temete un pericolo immediato per il vostro familiare, chiamate il 112 o rivolgetevi subito al pronto soccorso. Curalune non assegna posti letto e non garantisce disponibilità.


