Vai al contenuto principale

Guida editoriale

Urgent12’ di lettura stimataPubblicato il 28/07/2026

Sospettate che in RSA la trattino male: cosa fare nelle prime 72 ore

Un livido non è una prova e nemmeno un nulla. La differenza la fa quello che fate nelle prime 72 ore: documentare, chiedere la cartella, e sapere che in Italia esiste un organo che entra in RSA senza preavviso.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

Il momento in cui vi viene il dubbio

Quasi mai è una scena chiara. È un livido sull'avambraccio che nessuno sa spiegare. È vostra madre che si irrigidisce quando entra una certa operatrice. È il pannolone pesante alle undici del mattino, la terza volta in due settimane. È il telefono che squilla a vuoto e la sensazione, ogni volta che uscite, che qualcosa non torni.

Due cose insieme, ed entrambe vere. La prima: molti segnali hanno spiegazioni innocenti — la pelle di un anziano in terapia anticoagulante si contunde per un nulla, e la diffidenza verso una persona può essere un sintomo della demenza e non un giudizio. La seconda: il vostro dubbio non è irrispettoso ed è il motivo per cui la maggior parte dei casi emerge. Non dovete decidere oggi se è maltrattamento. Dovete fare in modo che, se lo è, resti una traccia.

Le prime 72 ore: documentare, non accusare

L'errore più comune è affrontare l'operatore nel corridoio. Vi si mette sulla difensiva chi vi serve come fonte, e non resta nulla di scritto. Fate l'opposto, in quest'ordine:

  1. Fotografate, con la data. Lividi, escoriazioni, arrossamenti al sacro, lo stato della biancheria. Foto nitide, con un riferimento di scala se potete. Non è morboso: è l'unico modo per dimostrare fra due mesi com'era la situazione oggi.
  2. Annotate per iscritto data, ora, cosa avete visto, chi era presente, cosa vi è stato risposto e da chi. Un file datato vale infinitamente più di un ricordo.
  3. Chiedete per iscritto copia della cartella clinica e assistenziale, comprese le schede di mobilizzazione, i registri delle terapie e le eventuali segnalazioni interne di caduta o incidente. È un diritto del vostro familiare e, se siete voi a esercitarlo per lui, va formalizzato. Fatelo presto: chiedere la cartella dopo aver alzato la voce vi mette in una posizione peggiore.
  4. Fatela valutare da un medico terzo. Se ci sono lesioni, il pronto soccorso redige un referto, e il referto è un atto che il medico ha l'obbligo di trasmettere all'autorità giudiziaria quando emergono ipotesi di reato procedibile d'ufficio. È il singolo documento più pesante che possiate ottenere, e non lo producete voi: lo produce un medico.

Che cosa guardare, concretamente

Segnali che meritano una domanda precisa, non un sospetto generico:

  • Lividi in posti che non si urtano: interno delle braccia, torace, cosce interne, dietro le orecchie. Lividi simmetrici sui polsi o sulle caviglie fanno pensare a una contenzione.
  • Calo di peso. Chiedete il diario del peso: se non viene registrato con regolarità, quello è già un problema.
  • Lesioni da pressione comparse in struttura. Una lesione al sacro o al tallone in una persona allettata è, quasi sempre, un indicatore di mancata mobilizzazione.
  • Sedazione nuova. Sguardo spento, parola rallentata, sonno diurno. Guardate la terapia: è comparso un neurolettico, con quale diagnosi documentata e chi l'ha prescritto?
  • Igiene e disidratazione: unghie, bocca, cute secca, urine scure, il pannolone saturo in orari in cui non dovrebbe esserlo.
  • Il cambiamento del comportamento: paura all'ingresso di una persona specifica, silenzio improvviso, rifiuto di restare solo. Nell'anziano con demenza il comportamento è spesso l'unico canale rimasto.

A chi rivolgersi, in ordine

  1. Direzione sanitaria della struttura, per iscritto. Una email con oggetto, data e domande numerate. Chiedete una risposta scritta entro un termine. Questo passaggio non serve a ottenere giustizia: serve a creare il documento che dimostrerà, dopo, che avevate segnalato.
  2. URP dell'ASL e ufficio vigilanza. L'ASL, o l'ente regionale che ha accreditato la struttura, è l'autorità che può ispezionare e che rischia qualcosa se non lo fa.
  3. NAS dei Carabinieri. È lo strumento specificamente italiano e il più sottoutilizzato dalle famiglie. I Nuclei Antisofisticazione e Sanità svolgono ispezioni nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e possono presentarsi senza preavviso. Una segnalazione ai NAS si può fare anche prima di una denuncia formale, e non richiede che voi abbiate le prove: richiede che descriviate fatti circostanziati.
  4. Denuncia o querela ai Carabinieri o alla Polizia, o esposto alla Procura. Le fattispecie che entrano in gioco sono soprattutto i maltrattamenti contro familiari e conviventi — che la giurisprudenza applica anche ai rapporti di cura in struttura — e l'abbandono di persona incapace. Non dovete qualificare voi il reato: dovete raccontare i fatti, con le date.
  5. Amministratore di sostegno e giudice tutelare, se esiste una misura di protezione: il giudice tutelare va informato e può intervenire sul luogo di cura.

Due errori che costano

Aspettare di essere sicuri. La certezza non arriva mai dall'esterno. La segnalazione circostanziata di un fatto è legittima anche se poi si rivela infondata; il rischio di segnalare è molto più basso di quello di tacere per mesi.

Portarla via subito senza documentare. È comprensibile e a volte è giusto, ma se uscite senza cartella, senza foto e senza referto, la struttura resta esattamente com'è per chi ci rimane — e voi perdete ogni possibilità di far valere qualcosa. Se la situazione è di pericolo immediato, il trasferimento viene prima di tutto; in tutti gli altri casi, documentate e poi decidete.

E se decidete di spostarla

Verificate prima che cosa succede al posto convenzionato e all'impegnativa: le dimissioni volontarie in genere fanno decadere l'assegnazione, e si rientra in graduatoria. Chiedetelo per iscritto prima di firmare, non dopo.

Se siete a quel punto e non avete la forza di ricominciare le telefonate mentre gestite tutto il resto, quella parte la facciamo noi. Diteci zona, condizioni del vostro familiare e cosa è successo: ricevete una selezione di strutture che vale la pena chiamare, a €59. Se non ricevete almeno 3 strutture compatibili con zona e criteri, vi rimborsiamo l'intero importo. Inizia qui

Questo articolo è un'informazione generale per le famiglie, non un parere legale o medico. Se temete un pericolo immediato per il vostro familiare, chiamate il 112 o rivolgetevi subito al pronto soccorso. Curalune non assegna posti letto e non garantisce disponibilità.

Aiuto Curalune

Scegliete quanto volete fare voi

Ricevete la selezione e contattate voi, oppure affidate a Curalune anche contatti e solleciti.

Aiuto Curalune
Voi contattate

Serve un posto entro pochi giorni?

Entro 24 ore, un operatore individua 3–5 opzioni pertinenti nella zona, con contatti verificati e domande da porre. La ricerca non garantisce disponibilità o ammissione.

La garanzia riguarda la ricerca e non garantisce disponibilità, ammissione o finanziamento pubblico.

€59 una tantumNessun abbonamento
Aiuto Curalune Completo
Contattiamo noi

Preferite affidarci tutto?

Con Aiuto Curalune Completo selezioniamo le strutture compatibili e poi facciamo noi il giro più faticoso — le contattiamo, sollecitiamo chi non risponde e vi aggiorniamo sui riscontri, fino al riepilogo finale. Seguiamo tre casi alla volta.

€199 una tantumContatti e solleciti inclusiNessun abbonamento

Strutture nella zona

Tre schede da consultare autonomamente

Proposte in base alla località, non alla situazione assistenziale. Disponibilità e idoneità vanno confermate direttamente con le strutture.

Altri articoli utili