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Guida editoriale

Urgent12’ di lettura stimataPubblicato il 28/07/2026

«Non possiamo più tenerla»: quando l’RSA vi chiede di portarla via

La struttura annuncia la dimissione e vi dà pochi giorni. Prima di cercare disperatamente un altro posto: chi ha davvero il potere di decidere cambia a seconda che il posto sia convenzionato o privato, e nessuno può dimettere una persona non autosufficiente verso il nulla.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

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La telefonata

Arriva quasi sempre di venerdì pomeriggio, e quasi sempre con la stessa frase: «guardi, la situazione è cambiata, non siamo più in grado di gestirla, dovreste attivarvi per trovare un’altra sistemazione». A volte c’è una data. A volte no, e questo è ancora peggio, perché la famiglia passa il fine settimana a telefonare alle strutture con il panico addosso.

La prima cosa da fare è la più difficile: non cercare un altro posto nelle prime ventiquattro ore. Non perché non serva, ma perché quasi tutte le famiglie in questa situazione accettano la prima soluzione disponibile — spesso peggiore, spesso più lontana, spesso più cara — quando avevano molto più margine di quanto credessero. Il margine dipende da una cosa sola, e va accertata subito.

La domanda che decide tutto: che tipo di posto occupa?

In Italia esistono due situazioni completamente diverse, e le famiglie spesso non sanno in quale si trovano perché pagano una retta in entrambi i casi.

1. Posto accreditato / convenzionato

Se l’inserimento è passato dal servizio pubblico — valutazione dell’Unità di Valutazione Multidimensionale del distretto, graduatoria, quota sanitaria a carico dell’ASL, retta alberghiera a carico della famiglia — allora la dimissione non è una faccenda privata tra voi e il direttore. La collocazione è stata disposta nell’ambito del servizio pubblico, la struttura è accreditata dalla Regione, ed esiste un soggetto pubblico che ha una responsabilità sulla continuità assistenziale di quella persona.

Concretamente: se la struttura dice che il quadro è cambiato e il livello assistenziale non è più adeguato, la conseguenza corretta non è «venite a prenderla», è una nuova valutazione dell’UVM, che stabilisce di quale intensità assistenziale la persona ha bisogno e dove va collocata. Chiedete per iscritto che venga attivata la rivalutazione, e mandate copia della richiesta al distretto sociosanitario. Cambia il tono della conversazione in un giorno.

2. Posto interamente privato

Se pagate tutto voi e nessun ente pubblico è coinvolto, vale il contratto di ospitalità che avete firmato. Ma «vale il contratto» non significa «la struttura fa quello che vuole»: significa che dovete leggere due documenti, il contratto e la Carta dei Servizi, e guardare tre punti — i casi in cui la struttura può recedere, il preavviso previsto, e le conseguenze economiche.

E qui c’è una cosa che quasi nessuno sa: nei contratti tra un professionista e un consumatore, le clausole che consentono al professionista di recedere senza un congruo preavviso sono presunte vessatorie ai sensi dell’art. 33 del Codice del consumo. Una clausola vessatoria non trattata individualmente è nulla, e la nullità opera a vostro vantaggio: il contratto resta in piedi senza di essa. Non dovete fare causa per usarla — basta scriverlo nella vostra risposta, e chi ha un ufficio legale in struttura lo capisce immediatamente.

Il principio che nessuno vi dirà spontaneamente

Una persona non autosufficiente non può essere dimessa verso il nulla. Che il posto sia convenzionato o privato, se vostra madre non è in grado di stare da sola e non esiste una destinazione concreta, la dimissione non ha un luogo dove atterrare. La formula giusta da usare, per iscritto, è dimissione protetta: si esce verso una destinazione individuata, non verso una data del calendario.

Se la struttura insiste, il destinatario della vostra segnalazione non è la struttura: è il servizio sociale professionale del Comune di residenza, che ha competenza sulle persone non autosufficienti prive di adeguata rete familiare, e il distretto ASL. Un’email a entrambi, con in copia la struttura, cambia il quadro: la conversazione smette di essere «una famiglia che non trova posto» e diventa «un caso aperto con un protocollo».

Le tre situazioni più frequenti, e cosa vale in ciascuna

  • «È peggiorata, serve un livello più alto.» Può essere vero. Se lo è, la risposta è la rivalutazione UVM, non l’uscita. Chiedete su quale documentazione si basa: un peggioramento assistenziale reale sta nelle schede, non solo nelle parole al telefono.
  • «È aggressiva, disturba gli altri ospiti.» È la motivazione più usata e la più delicata. Chiedete che cosa è stato fatto prima di arrivare alla dimissione: valutazione geriatrica, revisione della terapia, consulenza specialistica, modifica dell’ambiente o degli orari. Se la risposta è «abbiamo aumentato la terapia», siete in un territorio dove è utile coinvolgere il medico e verificare che non si stia usando un sedativo al posto di un’organizzazione. Se la risposta è «niente», la dimissione è la prima misura invece che l’ultima.
  • «C’è un arretrato di rette.» Questa è diversa: è un problema economico reale della struttura ed è legittimo che lo sollevi. Ma anche qui esiste una strada — piano di rientro scritto, verifica di cosa spetta all’ASL come quota sanitaria (spesso è la parte contestata), eventuale contributo comunale a integrazione della retta se il reddito è basso. Molte famiglie non chiedono l’integrazione comunale perché non sanno che esiste.

Cosa scrivere, oggi

Una email, non una telefonata. Le telefonate non lasciano traccia e il vostro problema è esattamente la mancanza di tracce. Tenetela corta:

  • Chiedete la comunicazione formale scritta della dimissione, con la motivazione e il riferimento alla clausola del contratto o del regolamento su cui si basa.
  • Chiedete il preavviso contrattuale e la data esatta.
  • Chiedete copia della documentazione sanitaria e assistenziale aggiornata: serve comunque per la struttura successiva, e serve a voi per capire se il peggioramento dichiarato è documentato.
  • Se il posto è convenzionato, chiedete l’attivazione della rivalutazione UVM e mettete in copia il distretto.
  • Dite esplicitamente che chiedete una dimissione protetta verso una destinazione individuata.

Cinque righe. Non serve un avvocato per scriverle, e nella grande maggioranza dei casi non serve un avvocato del tutto: quello che cambia il comportamento della struttura è il passaggio dall’orale allo scritto, non il timbro.

Se la persona ha un amministratore di sostegno

Se c’è un amministratore di sostegno, la decisione sul luogo di cura rientra tipicamente tra i poteri indicati nel decreto del giudice tutelare, e l’amministratore può — e in molti casi deve — segnalare la situazione al giudice. È una via che le famiglie usano poco e che funziona, soprattutto quando la struttura sta accelerando in modo irragionevole.

Come segnalare, se serve

Nell’ordine: direzione della struttura per iscritto; ufficio relazioni con il pubblico o servizio qualità dell’ASL competente; Regione, se la struttura è accreditata, perché l’accreditamento è regionale e le segnalazioni pesano; servizio sociale del Comune. Se ci sono elementi che riguardano la sicurezza o il trattamento della persona, il canale è diverso ed è quello delle autorità competenti in materia di vigilanza.

Un chiarimento sul tono, perché serve. Nella maggioranza dei casi non state trattando con qualcuno in malafede: state trattando con un’organizzazione che ha un problema di organico o di casistica e sta scaricando il problema sulla famiglia perché è la parte che oppone meno resistenza. Una famiglia che scrive, cita i documenti giusti e coinvolge il distretto smette di essere la parte che oppone meno resistenza. Spesso è tutto quello che serve.

E intanto, prepararsi davvero

Guadagnare tempo serve a una cosa sola: scegliere invece di subire. Nel frattempo vale la pena avere una rosa reale di strutture compatibili — per zona, per livello assistenziale, per retta — invece di telefonare a caso a venti numeri trovati online.

Qui interviene Curalune. Guardiamo il caso, vi diciamo quali strutture della vostra zona sono realistiche adesso e che cosa chiedere a ciascuna, così la trattativa con la struttura attuale non si svolge più da posizione di debolezza. L’analisi costa €59 e richiede pochi minuti. Se non ricevete almeno 3 strutture compatibili con zona e criteri, vi rimborsiamo l'intero importo. Iniziate da qui

In sintesi

  • Non accettate la prima sistemazione disponibile nelle prime 24 ore: avete più margine di quanto sembri.
  • Posto convenzionato: la dimissione passa da una rivalutazione UVM, non da una telefonata. Mettete in copia il distretto.
  • Posto privato: leggete contratto e Carta dei Servizi. Le clausole che consentono alla struttura di recedere senza congruo preavviso sono presunte vessatorie ex art. 33 Codice del consumo.
  • Una persona non autosufficiente non si dimette verso il nulla: chiedete per iscritto una dimissione protetta.
  • Tutto per iscritto. È il passaggio dall’orale allo scritto che cambia il comportamento, non l’avvocato.
  • Se c’è un amministratore di sostegno, il giudice tutelare è una via reale e poco usata.

Questo articolo è un’informazione generale e non sostituisce un parere legale o medico sul singolo contratto o sulla singola situazione. Le procedure di valutazione e i requisiti di accreditamento variano da Regione a Regione. Curalune non assegna posti letto e non garantisce la disponibilità.

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Tre schede da consultare autonomamente

Proposte in base alla località, non alla situazione assistenziale. Disponibilità e idoneità vanno confermate direttamente con le strutture.

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