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Guida editoriale

Guide11’ di lettura stimataPubblicato il 28/07/2026

Non si lascia lavare e sputa le pastiglie: che cosa si può fare davvero

Chi è capace di decidere può rifiutare qualsiasi trattamento, e la legge 219/2017 lo dice in modo esplicito. Ma prima del diritto vengono tre cause che nessuno verifica — e il rifiuto quasi sempre è una comunicazione, non una decisione.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

La telefonata

Vi chiama il coordinatore: vostra madre da giorni non si lascia lavare, sputa le pastiglie, allontana il piatto. Vi chiedono che cosa fare — e nel tono c'è l'idea che adesso tocchi a voi decidere.

È il punto in cui quasi tutte le famiglie sbagliano strada. Partiamo da che cosa dice la legge.

Rifiutare è un diritto, non un sintomo

La legge italiana sul consenso informato è netta: nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona, e ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi accertamento o trattamento — comprese, e la legge lo dice espressamente, la nutrizione e l'idratazione artificiali. Il medico deve rispettare quella volontà e ne è esente da responsabilità.

Vivere in RSA non toglie questo diritto. E se esiste un amministratore di sostegno, non decide secondo il proprio giudizio: deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario, e la legge prevede che il consenso sia espresso o rifiutato dall'amministratore tenendo conto della volontà della persona.

Se vostra madre ha depositato delle DAT — disposizioni anticipate di trattamento — quelle sono vincolanti per il medico nei limiti previsti dalla legge. Chiedete se la struttura ne ha copia in cartella: una DAT che sta in un cassetto a casa, alle tre di notte non esiste.

Prima del diritto: le tre cause da escludere

Nella grande maggioranza dei casi il rifiuto non è una scelta, è un messaggio. Fate escludere queste tre, in quest'ordine:

  1. Il dolore. Chi ha male quando viene mosso si oppone all'igiene. Con una demenza non lo dice a parole. Chiedete: «è stata fatta una valutazione del dolore con una scala osservazionale, e quando?»
  2. Il delirium. Un rifiuto comparso in giorni, non in settimane, con confusione fluttuante, è delirium fino a prova contraria: infezione urinaria, disidratazione, stitichezza ostinata, farmaco nuovo.
  3. La situazione in sé. Mani estranee, acqua fredda, un uomo che lava una donna che non l'ha mai vissuto, la fretta delle sette del mattino. Contro tutto questo si ribella chiunque: sembra «rifiuto» solo a 88 anni.

Per le pastiglie c'è una quarta causa che quasi nessuno verifica: la disfagia. Chi si strozza sputa le compresse. È un caso per la logopedia e per un cambio di formulazione, non per la persuasione.

Che cosa chiedere

  • Una revisione completa della terapia. Quali farmaci hanno ancora senso in questa fase? Statine, integratori, farmaci per l'osteoporosi spesso si possono togliere — e metà del problema del rifiuto sparisce con loro.
  • Formulazioni alternative: gocce, orodispersibili, cerotti.
  • Un'igiene diversa: altro orario, sempre la stessa operatrice, personale dello stesso sesso, lavaggio a tappe invece della doccia completa, annunciare invece di toccare.
  • Che tutto questo stia nel PAI: che cosa è stato provato, che cosa ha funzionato, e quante volte il rifiuto si presenta davvero. «Rifiuta sempre» di solito è un ricordo, non un dato.

Che cosa non accettare

I farmaci nascosti nel cibo. Somministrare di nascosto a chi rifiuta non è una prassi assistenziale: è un atto senza consenso, e va discusso apertamente con il medico e messo per iscritto, non deciso in cucina.

Un neurolettico «per far fare l'igiene». Un farmaco dato per vincere l'opposizione è una contenzione farmacologica: richiede indicazione clinica individuale, prescrizione, registrazione e rivalutazione.

Il contenimento fisico in due come routine. Un episodio in emergenza è una cosa; una modalità quotidiana che non compare in nessuna cartella è un'altra.

Quando diventa una questione seria

Se il rifiuto riguarda cibo e liquidi e si protrae, non è un problema di comportamento: è una questione clinica e alla fine anche etica. Chiedete un colloquio con il medico di struttura sul obiettivo di cura, e portate le DAT se ci sono. Nella demenza avanzata una sonda in genere non allunga la vita né la migliora: la domanda «quale obiettivo perseguiamo con questa misura?» potete farla, e potete dire di no.

Se non si muove nulla

  1. Richiesta scritta di incontro con direzione sanitaria e medico, con revisione del PAI e una data.
  2. Accesso alla cartella: che cosa è stato tentato, quante volte, con quale esito.
  3. URP dell'ASL e segnalazione all'ente che ha accreditato la struttura, se si lavora con la costrizione invece che con il tempo.
  4. Giudice tutelare, se c'è un'amministrazione di sostegno e il conflitto riguarda le scelte di cura.

E se il problema è la struttura

Una persona che si oppone ha bisogno di tempo, continuità e sempre le stesse mani. Una struttura con molto turnover e un turno del mattino tirato non può darglieli — e allora lo chiama rifiuto.

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Questo articolo è un'informazione generale per le famiglie, non un parere legale o medico. Le valutazioni sulla capacità e sulle cure competono ai medici curanti. Curalune non assegna posti letto e non garantisce disponibilità.

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