La diagnosi che si fa troppo in fretta
Le dicono che sta calando. Che non partecipa più alle attività, che non risponde quando le si parla, che sta in camera. Compare la parola «confusione», a volte la parola «demenza».
Prima di accettare questa cornice, faccia una domanda molto più semplice: ma ci sente? Un'ipoacusia non corretta assomiglia moltissimo a un deterioramento cognitivo — stesso ritiro, stesse risposte fuori tema, stessa impressione che non segua più. La differenza è che si corregge.
E non è una questione di comfort. L'ipoacusia non trattata è associata a un declino cognitivo più rapido, alla depressione e all'isolamento. In una signora di ottantotto anni in struttura è probabilmente il problema reversibile più frequente, e il meno affrontato.
Le tre cause banali, nell'ordine in cui vanno controllate
La pila. Cominci da qui, perché è quasi sempre qui. Un apparecchio acustico nel cassetto del comodino con la pila scarica da marzo è una scena ordinaria in RSA. Nessuno ha deciso di rinunciarci: nessuno è stato incaricato di occuparsene. Chieda con queste parole esatte: chi cambia la pila, ogni quanto, e dove è registrato?
Il tappo di cerume. Da solo può causare una perdita uditiva importante, e si rimuove in una visita. Chi porta apparecchi produce più cerume, non meno. Viene dimenticato sistematicamente.
Il tubicino e la chiocciola. Un tubicino crepato o una chiocciola otturata rendono inutile un apparecchio perfettamente funzionante. L'audioprotesista lo sistema in pochi minuti — se qualcuno prende l'appuntamento.
Come si ottiene un apparecchio dal Servizio sanitario
Qui bisogna spiegare un meccanismo italiano che confonde quasi tutti. Gli apparecchi acustici rientrano fra i dispositivi protesici erogabili dal Servizio sanitario nazionale, ma non sono erogati a chiunque abbia un calo dell'udito: l'accesso passa dal riconoscimento di una condizione — l'invalidità civile con una percentuale legata al deficit uditivo, oppure le altre condizioni previste dalle norme sui dispositivi protesici.
Ne discende la prima domanda da farsi, e quasi nessuno se la fa: l'invalidità civile è mai stata chiesta? Moltissime persone anziane non l'hanno mai richiesta, o l'hanno ottenuta trent'anni fa per un'altra ragione senza che il deficit uditivo fosse valutato. In quel caso la strada esiste ed è la domanda di aggravamento.
Una volta riconosciuto il diritto, il percorso è: visita specialistica con prescrizione, autorizzazione dell'ASL, fornitura tramite un centro convenzionato, con fornitura periodica delle pile e manutenzione compresa. È burocrazia, ma è burocrazia che qualcuno deve avviare — e in struttura spesso non la avvia nessuno, perché non è compito di nessuno in particolare. Se sua madre ha una tutela, un'amministrazione di sostegno o un familiare di riferimento, quel qualcuno è lei.
E la vista
- Gli occhiali. Persi, rotti, o quelli di un'altra ospite. Li faccia marcare con il nome, come tutto il resto.
- La gradazione. Occhiali del 2016 nel 2026 non correggono più niente.
- I costi. Anche qui la situazione va detta com'è: per gli adulti gli occhiali sono a carico del Servizio sanitario solo in casi limitati, quindi nella maggior parte dei casi si pagano.
- La cataratta. L'intervento invece è a carico del Servizio sanitario, ed è uno dei più efficaci che esistano nell'anziano — breve, ambulatoriale, con effetto immediato sull'autonomia e sul rischio di caduta. Vivere in RSA non è una controindicazione, e non lo è nemmeno l'età. Se le rispondono «alla sua età non vale più la pena», chieda che sia l'oculista a dirlo.
Il collegamento con le cadute che nessuno fa
Vedere male e sentire male aumentano entrambi il rischio di caduta — l'uno perché non si vede l'ostacolo, l'altro perché l'orecchio interno partecipa all'equilibrio e perché non si sente ciò che arriva da dietro. Se sua madre è caduta e nel bilancio successivo nessuno ha controllato vista e udito, quel bilancio è incompleto. È un'osservazione da mettere per iscritto: è difficile da liquidare.
Se c'è una demenza
Ipoacusia e demenza insieme sono molto peggio di ciascuna delle due da sola, e l'apparecchio viene abbandonato proprio quando servirebbe di più, perché lei se lo toglie. È un motivo per chiedere all'audioprotesista una soluzione diversa — altra chiocciola, altra forma, migliore tenuta — non per smettere. Lo chieda prima che l'apparecchio sparisca definitivamente nel cassetto.
Le sei domande da fare questa settimana
- Chi cambia la pila, ogni quanto, e dove è registrato?
- Quando le sono state controllate le orecchie per il cerume?
- Quando è passato l'audioprotesista l'ultima volta, e viene in struttura?
- È mai stata chiesta l'invalidità civile, e il deficit uditivo è stato valutato?
- Gli occhiali corrispondono alla gradazione attuale, e a quando risale l'ultimo controllo?
- Dopo l'ultima caduta, sono stati controllati vista e udito?
Se non si muove nulla
Richiesta scritta alla direzione sanitaria, una domanda e una data, e la questione messa all'ordine del giorno della prossima revisione del piano assistenziale, così resta scritta. Se il problema è l'accesso al dispositivo, l'interlocutore è il distretto dell'ASL, che gestisce le autorizzazioni protesiche. Se il problema è che in struttura nessuno si occupa di un ausilio già fornito e già pagato, l'interlocutore è sempre l'ASL, ma nella sua funzione di vigilanza, e in parallelo l'URP registra il reclamo.
Da dove cominciare
Questa settimana faccia una cosa sola: apra il cassetto del comodino e guardi se l'apparecchio c'è e se funziona. È il gesto con il rendimento più alto di tutto l'articolo.
Se sta ancora scegliendo, chieda prima della visita come sono organizzati il controllo dell'udito e quello della vista. Quasi nessuna famiglia lo chiede, e la risposta dice molto.
Se preferisce non occuparsene da solo, possiamo farlo noi. Per €59 raccogliamo la situazione di sua madre, cerchiamo le strutture nella sua zona che rispondono davvero a queste domande e le riportiamo cosa ci hanno detto, con i nomi e le date. Inizi da qui
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce un parere medico sul caso specifico. I criteri di erogazione dei dispositivi protesici e le procedure cambiano nel tempo e sono applicati dalle Regioni: verifichi con il distretto della sua ASL. Curalune non assegna posti letto e non garantisce la disponibilità.


