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Guida editoriale

Guide11’ di lettura stimataPubblicato il 28/07/2026

Non parla più e sta in camera tutto il giorno: è depressione o è la struttura?

La depressione nell'anziano in RSA non è una conseguenza normale dell'età, ed è la condizione che più spesso viene trattata con il farmaco sbagliato. Ci sono tre cose da escludere prima, e una domanda da fare sul PAI.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

Quando smette di parlare

Non è che stia male. È che non chiede più niente. Resta in camera, la televisione accesa senza guardarla, risponde a monosillabi anche a voi. Quando lo fate notare, vi dicono che «si è ambientata», oppure che «è normale alla sua età».

Entrambe le risposte sono sbagliate. La depressione non è una conseguenza normale dell'invecchiamento, e nell'anziano in struttura è frequente, sottodiagnosticata e trattabile. Il fatto che sia comune non la rende fisiologica — esattamente come il dolore.

Tre cose da escludere prima di chiamarla depressione

Nell'anziano il quadro depressivo si confonde con altre condizioni, e sbagliare l'ordine porta al farmaco sbagliato. Chiedete che vengano escluse queste tre, in questo ordine:

  1. Il dolore non trattato. È la causa numero uno di ritiro e di apatia nell'anziano, e in chi ha una demenza non viene riferito a parole. Chiedete: «è stata fatta una valutazione del dolore con una scala osservazionale, e quando?»
  2. Il delirium. Un peggioramento del ritiro che si è instaurato in giorni, non in settimane, con confusione fluttuante, è delirium fino a prova contraria — cioè un'infezione, una disidratazione, una stitichezza ostinata, un farmaco nuovo. È un'urgenza medica, non un problema dell'umore.
  3. Vista, udito e denti. Un apparecchio acustico rotto o non indossato isola una persona in modo totale e in poche settimane. Lo stesso vale per occhiali smarriti e per una protesi dentaria che non tiene più: chi non riesce a mangiare in sala si ritira in camera.

Sono tre verifiche banali, e sono la ragione per cui moltissimi «è depressa» si risolvono senza psicofarmaci.

La domanda sul PAI

Il Piano di Assistenza Individualizzata non riguarda solo terapie, igiene e alimentazione: deve contenere obiettivi relazionali e di partecipazione. È lì che si vede se una struttura si occupa dell'umore o solo del corpo.

Chiedete per iscritto un incontro con la direzione sanitaria e il coordinatore, e ponete queste domande:

  • Che cosa è previsto nel PAI di mia madre sulla partecipazione, e chi lo esegue nella pratica?
  • C'è uno psicologo in struttura, quante ore alla settimana, e ha visto mia madre? Molte regioni prevedono la figura negli standard di accreditamento; averla in organico e farla arrivare ai residenti non è la stessa cosa.
  • A quali attività ha partecipato nell'ultimo mese? Chiedete il registro, non un'impressione. «Partecipa volentieri» detto in corridoio non è un dato.
  • Che cosa è stato provato per riportarla in sala, e con quale esito?

Il farmaco giusto e quello sbagliato

Qui si gioca la parte più importante. Se dopo la valutazione emerge una depressione, il trattamento è un antidepressivo appropriato più un intervento non farmacologico — colloqui, attività, relazione, movimento. Quello che non è un trattamento della depressione è il neurolettico.

Controllate la terapia e fate una domanda diretta: «è stato introdotto un antipsicotico, con quale diagnosi documentata, chi l'ha prescritto e quando è prevista la rivalutazione?» Gli antipsicotici nell'anziano con demenza vanno usati solo in casi selezionati, per il tempo minimo, perché aumentano il rischio di cadute, di eventi cardio e cerebrovascolari e di mortalità. Usarli perché una persona è silenziosa e non disturba è l'opposto di una cura.

Chiedete anche che venga rivista tutta la terapia: benzodiazepine, alcuni antipertensivi e diversi farmaci di uso comune peggiorano tono dell'umore e vigilanza.

Che cosa potete fare voi, e conta più di quanto pensiate

  • Visite prevedibili invece che lunghe. Venti minuti tre volte a settimana, sempre negli stessi giorni, valgono più di tre ore la domenica: la prevedibilità dà una struttura alla settimana.
  • Portate un compito, non solo conversazione. Piegare la biancheria, guardare fotografie con i nomi scritti dietro, sbucciare qualcosa insieme. Una persona che ha ancora un ruolo si ritira meno.
  • Fatela uscire dalla camera quando siete lì, anche solo in corridoio o in giardino. La luce e il movimento agiscono sul sonno, e il sonno sull'umore.
  • Chiedete la stanza giusta. Una camera lontana dagli spazi comuni isola. È una richiesta legittima da mettere per iscritto.
  • Verificate l'apparecchio acustico ogni volta. Batteria, accensione, che sia indossato. È l'intervento più efficace e più trascurato che esista.

Se non vi ascoltano

  1. Richiesta scritta alla direzione sanitaria con revisione del PAI e una data.
  2. Medico di medicina generale, che resta il suo medico, e richiesta di valutazione geriatrica o psichiatrica; nell'anziano il riferimento territoriale è il servizio di salute mentale o l'ambulatorio geriatrico.
  3. URP dell'ASL e reclamo scritto: la risposta è dovuta ed è un atto.
  4. Segnalazione all'ASL o all'ente regionale che ha accreditato la struttura, se il problema è che nessuno fa nulla per nessuno — e a volte lo è.

Quando il problema è la struttura, non la persona

C'è una differenza tra una casa dove sua madre è triste e una dove tutti i residenti stanno in camera. Se in sala comune alle quattro del pomeriggio non c'è nessuno, se il televisore è acceso davanti a dieci persone che non si parlano, se le attività sono un cartellone e non un registro, il problema non è l'umore di vostra madre.

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Questo articolo è un'informazione generale per le famiglie, non un parere medico. La valutazione e l'eventuale terapia competono ai medici curanti; se temete un rischio immediato per il vostro familiare, rivolgetevi subito al medico o al pronto soccorso. Curalune non assegna posti letto e non garantisce disponibilità.

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