Il telefono suona alle due di notte. «Sua madre ha trentotto e mezzo, è un po' confusa. Vuole che chiamiamo il 118?»
Avete otto secondi, nessuna informazione, e la sensazione che qualunque cosa direte sarà quella sbagliata. Se dite di sì e va male, l'avete mandata a morire in un corridoio. Se dite di no e va male, non l'avete curata.
Questa pagina serve a una cosa sola: fare in modo che quella telefonata non vi trovi impreparati. Perché la decisione giusta non si prende alle due di notte — si prepara prima, e in Italia esiste uno strumento preciso per farlo.
1. Cosa fa davvero un ricovero a una persona molto anziana
Non è una domanda ideologica. L'ospedale salva vite, e per certe cose non ci sono alternative. Ma va saputo cosa comporta, perché nessuno lo dice:
- Il delirium. Un anziano con demenza portato di notte in pronto soccorso, con luci, rumore, volti sconosciuti, digiuno e senza i suoi riferimenti, sviluppa spesso uno stato confusionale acuto. Non è un dettaglio: il delirium peggiora la prognosi e in molti casi non regredisce del tutto.
- La perdita di autonomia. Pochi giorni a letto bastano per perdere la capacità di camminare che c'era voluto un anno a mantenere.
- Le ore in barella. L'attesa in pronto soccorso è la parte peggiore, ed è quella che nessuno mette in conto.
- Le infezioni ospedaliere e i rischi legati alle procedure.
Detto questo: niente di tutto ciò è un argomento contro il ricovero quando il ricovero serve. È un argomento per decidere con criterio, non per riflesso.
2. Quando l'ospedale serve, senza discussione
Ci sono situazioni in cui la risposta è sì e basta, e conoscerle toglie ansia:
- sospetta frattura, in particolare del femore: va operata, anche in età molto avanzata, perché l'alternativa è dolore e immobilità;
- segni di ictus — bocca storta, braccio che non si alza, parola impastata: c'è una finestra di tempo e conta ogni minuto;
- difficoltà respiratoria importante, dolore toracico;
- addome acuto, vomito che non si arresta;
- trauma cranico, soprattutto se prende anticoagulanti;
- sanguinamento che non si ferma;
- qualunque quadro che la struttura non è attrezzata a trattare.
3. Quando spesso si può evitare — se la struttura è attrezzata
Molti ricoveri di ospiti di RSA riguardano quadri che, in una struttura con medico e infermiere presenti, si trattano in sede meglio che in ospedale:
- infezione urinaria o respiratoria che risponde alla terapia;
- disidratazione, con reidratazione anche sottocutanea;
- febbre in una persona in fase avanzata di malattia, dove il ricovero non cambia l'esito ma cambia molto la qualità delle ultime settimane;
- caduta senza segni di frattura, con osservazione in sede;
- scompenso lieve in un quadro noto e già impostato.
La differenza non la fa la gravità: la fa cosa la struttura può fare. Ed è una cosa che dovete sapere prima, non alle due di notte.
4. Le tre domande da fare al telefono
Quando chiamano, non decidete subito. Fate queste domande — sono le stesse che farebbe un medico:
- «Cosa avete già fatto e cosa potete fare qui?» Ossigeno, terapia endovenosa, esami del sangue, antibiotico, radiografia: la risposta cambia tutto.
- «Cosa cambierebbe il ricovero rispetto a quello che potete fare voi?» È la domanda decisiva. Se la risposta è «potrebbero fare gli stessi accertamenti», la risposta è quasi sempre no.
- «Il medico l'ha vista, o state chiamando su segnalazione dell'infermiere?» Non è una critica: è un'informazione su quanto è solida la valutazione.
E una quarta, che vale sempre: «Richiamatemi fra un'ora con come sta.» Molte situazioni si chiariscono in sessanta minuti.
5. Lo strumento che evita tutto questo
Qui arriva la parte che quasi nessuna famiglia italiana conosce, e che è legge dal 2017.
La legge 219/2017 ha introdotto due strumenti distinti
- Le DAT — disposizioni anticipate di trattamento. Una persona capace di intendere e volere dichiara in anticipo quali trattamenti accetta e quali rifiuta, e nomina un fiduciario che la rappresenta. Vanno depositate (comune di residenza, notaio, o la banca dati nazionale) e sono vincolanti per il medico, salvo eccezioni previste dalla legge.
- La pianificazione condivisa delle cure (art. 5). Questo è lo strumento giusto per chi ha già una malattia cronica evolutiva — demenza, scompenso, BPCO. Non è un documento astratto sul futuro: è un accordo scritto fra il paziente, la famiglia e l'équipe che lo cura oggi, su cosa fare quando la situazione peggiora. Compresa la domanda: in caso di infezione, si tratta in struttura o si ricovera?
Quasi nessuno la usa. Ed è esattamente ciò che trasforma la telefonata delle due di notte da decisione impossibile in applicazione di una cosa già decisa insieme, a mente lucida, con il medico presente.
La frase da dire al medico di struttura: «Vorrei fare una pianificazione condivisa delle cure per mia madre. Possiamo fissare un incontro?»
6. Se lei non può più esprimersi
Se non ci sono DAT né pianificazione, e la persona non è più capace di decidere:
- il medico decide nel suo migliore interesse, tenendo conto di quanto si sa della sua volontà;
- se c'è un amministratore di sostegno con poteri in ambito sanitario, è lui a esprimere il consenso — ma solo se il decreto del giudice tutelare lo prevede;
- i familiari non hanno un potere decisionale automatico: sono ascoltati come portatori di ciò che la persona avrebbe voluto, il che è molto diverso.
Per questo raccontare al medico cosa diceva vostra madre — «non voleva finire attaccata alle macchine», «voleva provarle tutte» — non è un ricordo sentimentale: è l'elemento su cui si costruisce la decisione.
7. Se il ricovero avviene
Poche cose pratiche che fanno una differenza enorme
- Andate in pronto soccorso, se potete. Un anziano confuso solo in barella per sei ore è la situazione peggiore.
- Portate la lista dei farmaci e il nome della struttura e del medico.
- Dite subito, a chi vi accoglie, che ha una demenza. Cambia il modo in cui viene gestita.
- Chiedete che sia evitata la contenzione e che si possa restare accanto a lei.
- Puntate alla dimissione appena possibile: ogni giorno in più costa autonomia. E chiedete alla RSA di tenere il posto — cosa succede al posto durante un ricovero.
Per le pratiche e per la ricerca
Se la telefonata delle due di notte arriva perché la struttura non è attrezzata — niente medico presente, nessuna possibilità di trattare in sede — allora il problema non è la singola notte: è la struttura.
Aiuto Curalune (€59) prepara di solito entro 24 ore lavorative una selezione ordinata di 3–5 strutture adatte alla vostra zona — con i contatti e le domande giuste da fare sulla presenza medica e infermieristica.
*Informazioni generali, non un parere medico. In emergenza chiamate il 112. Ogni decisione clinica spetta al medico che ha visitato la persona.*


