Una persona con nefrostomia può essere accolta in RSA, ma la struttura deve sapere esattamente quale assistenza è necessaria. Non basta chiedere se «gestisce i cateteri»: la nefrostomia drena l’urina direttamente dal rene attraverso un tubicino che esce dalla schiena e arriva a una sacca esterna. Può interessare un solo rene o entrambi, avere una durata temporanea o prolungata e richiedere controlli e sostituzioni programmati.
Prima di scegliere la struttura conviene quindi trasformare la dimissione ospedaliera in un piano operativo verificabile. Le indicazioni che seguono servono per confrontare le RSA e preparare il passaggio di consegne; non sostituiscono il piano dell’urologo, della radiologia interventistica o dell’équipe che segue la persona.
Identificare il dispositivo senza affidarsi a definizioni generiche
La prima scheda da inviare alle strutture dovrebbe indicare se la nefrostomia è destra, sinistra o bilaterale, quando è stata posizionata, perché è necessaria e come deve essere drenata. Vanno riportati anche il tipo di sacca, il sistema di fissaggio, l’ultima sostituzione del tubo e l’eventuale appuntamento già fissato.
Questi dati distinguono la nefrostomia da un catetere vescicale. Il Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust spiega che il tubo viene inserito attraverso la pelle direttamente nel rene quando l’uretere è ostruito e che l’urina defluisce in una sacca esterna. Se ci sono due nefrostomie, chiedere alla RSA come registrerà separatamente il drenaggio dei due lati.
Consegnare un piano scritto per medicazione, sacca e forniture
La struttura dovrebbe ricevere la lettera di dimissione, i contatti del reparto o dell’ambulatorio, la prescrizione dei materiali e una copia delle istruzioni specifiche. Occorre chiarire chi cambia la medicazione e la sacca, con quale frequenza prescritta, dove vengono conservate le scorte e chi riordina sacche, raccordi, medicazioni e sistemi di fissaggio.
Le raccomandazioni possono cambiare in base al dispositivo. Per questo la RSA non dovrebbe applicare automaticamente la routine usata per un altro ospite. Le indicazioni di Leeds Community Healthcare NHS Trust richiamano igiene delle mani, sito pulito e asciutto, tubo e sacca ben fissati, assenza di pieghe e medicazione cambiata secondo le istruzioni ricevute. Eventuali lavaggi del tubo devono essere eseguiti solo se previsti dal piano clinico e da personale autorizzato.
Controllare il drenaggio senza creare una procedura “standard”
Nel colloquio con la RSA è utile chiedere chi osserva il flusso, come vengono annotate quantità e caratteristiche dell’urina e quale soglia attiva una chiamata. La sacca non deve diventare così pesante da tirare il tubo; il percorso del tubicino va protetto da pieghe, trazioni e schiacciamenti durante vestizione, trasferimenti, sonno e uso della carrozzina.
Per una persona con demenza, agitazione o movimenti involontari, la domanda concreta è come la struttura ridurrà il rischio che il tubo venga afferrato o impigliato senza ricorrere a soluzioni improvvisate. È utile fare una prova con abiti, cintura della sacca, letto e ausili che saranno realmente utilizzati.
Definire prima che cosa succede se il tubo non drena
Il piano di urgenza deve indicare numeri da chiamare di giorno e fuori orario, reparto di riferimento, ospedale da raggiungere e documenti da portare. Febbre o brividi, dolore al fianco o alla schiena, arrossamento o secrezione al sito, perdita di urina intorno al tubo, riduzione o assenza di drenaggio, sanguinamento importante oppure tubo spostato o fuoriuscito richiedono una valutazione secondo le istruzioni dell’équipe.
Le pagine ufficiali NHS ricordano che il catetere può bloccarsi, spostarsi o cadere e che occorre contattare rapidamente i professionisti di riferimento. La RSA dovrebbe confermare per iscritto che il personale non tenterà di reinserire un tubo fuoriuscito e non effettuerà manovre non previste. In presenza di sintomi, la decisione clinica spetta ai sanitari; questa checklist serve a evitare ritardi organizzativi.
Programmare il cambio in radiologia prima dell’ingresso
Una nefrostomia mantenuta nel tempo può richiedere sostituzioni periodiche per prevenire problemi come blocco, dolore, infezione o perdite. L’intervallo non va indovinato: dipende dal dispositivo e dal piano specialistico. Il Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust descrive il cambio come una procedura svolta in radiologia interventistica con guida radiologica.
Chiedere quindi alla RSA chi controlla la scadenza, chi prenota o conferma l’appuntamento, come viene organizzato il trasporto e quali documenti accompagnano l’ospite. Se la persona assume anticoagulanti o antiaggreganti, la struttura deve trasmettere l’elenco aggiornato al servizio che esegue la procedura: ogni eventuale modifica della terapia può essere decisa solo dai medici.
Confrontare le RSA con la stessa griglia
- La struttura ha già gestito nefrostomie, anche bilaterali?
- Chi esegue e registra controllo del sito, medicazione e gestione della sacca?
- Come vengono gestite le scorte e i riordini?
- Come si protegge il tubo durante igiene, mobilizzazione e notte?
- Qual è il percorso per scarso drenaggio, perdita, febbre o dislocazione?
- Chi coordina visite, sostituzioni in radiologia e trasporto?
- Quali attività sono incluse nella retta e quali possono generare costi separati?
Chiedere risposte riferite al caso reale, non un semplice «sì, lo facciamo». Una struttura può avere personale infermieristico ma non essere organizzata per quella medicazione, per il materiale specifico o per il trasporto verso l’ospedale di riferimento.
Un aiuto per verificare la compatibilità, senza promettere l’ammissione
Con Aiuto Curalune la famiglia riceve una selezione di 3–5 strutture compatibili e i materiali per contattarle direttamente. Con Aiuto Curalune Completo la verifica è più ampia: Curalune seleziona fino a 8 strutture, le contatta, sollecita le risposte, aggiorna la famiglia e consegna un riepilogo scritto, con monitoraggio fino a 30 giorni.
In entrambi i casi, l’accettazione dipende dalla valutazione della struttura e dalla disponibilità effettiva. La scheda sulla nefrostomia serve a porre domande precise e confrontabili, non garantisce un posto, l’ammissione o il finanziamento pubblico.


