La frase da non accettare
Arriva in visita e sua madre non sa dove si trova. Oppure è sonnolenta e non si sveglia bene, o dice cose che non stanno insieme, o vede persone che non ci sono. Lei chiede cosa sia successo e le rispondono: «è la demenza che va avanti».
Nella maggior parte dei casi non è vero, ed è la risposta che fa più danni di qualsiasi altra in una RSA. Perché se è delirium — e molto spesso lo è — non è una progressione da accettare: è un'emergenza medica con una causa che si può quasi sempre trovare e curare.
Come si distingue, in una riga
La differenza è talmente netta che può riconoscerla anche lei, senza essere un medico:
- La demenza arriva in mesi e anni. Peggiora lentamente e in modo abbastanza costante da un giorno all'altro.
- Il delirium arriva in ore o giorni. E fluttua. È il punto decisivo: la mattina alle undici è quasi normale, alle quattro del pomeriggio non riconosce nessuno, la sera peggiora ancora. Questa oscillazione dentro la stessa giornata non appartiene alla demenza.
Se qualcosa è cambiato nel giro di pochi giorni, e cambia anche nell'arco della giornata, la domanda giusta non è «quanto è peggiorata» ma «che cosa le è successo?»
Perché non è un dettaglio
Il delirium non è solo spaventoso da vedere. È associato a una mortalità più alta, a ricoveri più lunghi e a una perdita di autonomia che spesso non viene recuperata del tutto. Ogni giorno in cui la causa non viene cercata è un giorno che pesa.
E c'è una forma che viene riconosciuta molto meno dell'altra: quella ipoattiva. Non l'anziana agitata che urla, ma quella silenziosa, sonnolenta, che sta in poltrona e non partecipa. Non disturba nessuno, e proprio per questo passa inosservata per giorni. «È solo un po' stanca» è la frase da non credere mai sulla fiducia.
Le cause, quasi tutte curabili
In una signora anziana in struttura, le cause più frequenti sono poche e si cercano in un pomeriggio:
- Un'infezione, urinaria o polmonare, spesso senza febbre — negli anziani la febbre può mancare del tutto.
- La stitichezza, fino al fecaloma. È una causa bruttissima e bruttissimamente trascurata: la domanda «quando è andata di corpo l'ultima volta?» va fatta sempre, e la risposta «non lo so» è già un problema.
- La ritenzione urinaria, cioè la vescica che non si svuota: si vede con un'ecografia vescicale che si fa al letto in due minuti.
- La disidratazione, soprattutto d'estate o dopo un episodio di diarrea o vomito.
- Il dolore non trattato, che in chi non riesce più a dirlo si manifesta come confusione o agitazione.
- I farmaci. Uno introdotto nelle ultime due settimane — o uno tolto di colpo. È la causa più facile da correggere e la meno cercata.
- Alterazioni degli esami: sodio basso, glicemia, ossigenazione.
Cosa chiedere oggi
Non domani, non alla prossima riunione. Chieda una valutazione medica in giornata, e chieda che comprenda queste cose, per nome:
- Da quando è cambiata, e se cambia durante la giornata. Faccia raccontare le ultime settantadue ore.
- Quando è andata di corpo l'ultima volta.
- Se la vescica si svuota — ecografia vescicale.
- Quanto ha bevuto negli ultimi giorni, con il dato registrato e non a memoria.
- Che cosa è cambiato nella terapia nelle ultime due settimane, comprese le sospensioni.
- Se ha dolore, valutato con una scala di osservazione se non riesce a dirlo.
Una cautela che vale la pena conoscere: nelle donne anziane la presenza di batteri nelle urine è frequentissima anche senza infezione in atto. Uno stick urine positivo, da solo, non basta per concludere che sia quello — e non è una buona ragione per fermare la ricerca delle altre cause. Va valutato insieme al resto, dal medico.
Cosa non accettare
La risposta sbagliata più comune è dare qualcosa per calmarla. Un sedativo non cura la causa, aumenta il rischio di caduta e in molti casi peggiora e prolunga il delirium stesso. Se la prima proposta è un farmaco per l'agitazione e nessuno ha ancora chiesto quando è andata di corpo, l'ordine delle cose è sbagliato e lei può dirlo.
Le cose che aiutano davvero, e che si possono chiedere subito: occhiali e apparecchio acustico addosso — sentire e vedere riduce la confusione —, luce naturale di giorno e buio di notte, una faccia conosciuta accanto, l'orologio e il calendario in vista, mobilizzazione appena possibile invece del letto.
Quando chiamare il 112
Se la confusione si accompagna a febbre alta, respiro affannoso, dolore toracico, vomito ripetuto, incapacità di svegliarsi o segni improvvisi di ictus — bocca storta, braccio che non tiene, parola impastata — non si aspetta la visita: si chiama il 112.
Se non si muove nulla
Richiesta scritta alla direzione sanitaria, con una frase sola: «chiedo una valutazione medica in giornata per una confusione acuta insorta il [data], con esclusione di infezione, stipsi, ritenzione urinaria e cause farmacologiche». Quella frase, scritta, cambia il ritmo delle risposte. Se non arriva nulla, l'interlocutore successivo è il distretto dell'ASL, e in parallelo l'URP registra il reclamo.
Da dove cominciare
Se sta leggendo perché è successo ieri, faccia una sola cosa adesso: chieda quando sua madre è andata di corpo l'ultima volta e che cosa è cambiato nella terapia nelle ultime due settimane. Sono due domande, si rispondono guardando la cartella, e in una parte tutt'altro che piccola dei casi la risposta è lì.
Se invece sta cercando una struttura e vuole capire come reagiscono quando succede, possiamo occuparcene noi. Per €59 raccogliamo la situazione di sua madre, cerchiamo le strutture nella sua zona che rispondono davvero a queste domande e le riportiamo cosa ci hanno detto, con i nomi e le date. Inizi da qui
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica. Una confusione acuta va sempre fatta valutare da un medico: non modifichi né sospenda terapie da solo. In presenza di segni di allarme chiami il 112. Curalune non assegna posti letto e non garantisce la disponibilità.


