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Guida editoriale

Urgent11’ di lettura stimataPubblicato il 27/07/2026

È caduta in RSA: cosa chiedere subito e cosa deve esserci per iscritto

Vi telefonano: è caduta, l’hanno rialzata, sta bene. Poi succede di nuovo. Una caduta non è una colpa — capita anche dove si lavora bene — ma ogni caduta deve produrre una valutazione, una modifica del piano e una registrazione. Ecco le sei domande da fare nelle prime 48 ore e cosa fare quando le cadute diventano un numero.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

La telefonata

«Sua madre è caduta, l’abbiamo rialzata, sta bene.» Ringraziate, riattaccate, e vi resta addosso una domanda che non avete fatto: com’è successo?

Poi succede di nuovo. E la terza volta capite che nessuno vi ha mai spiegato cosa si sia cambiato dopo la prima.

Partiamo da una cosa onesta: le cadute avvengono anche nelle strutture che lavorano bene. Una persona anziana che cammina cade; una che non cade mai è spesso una persona che non si alza più, e non è un buon risultato. Il punto non è la caduta in sé — è cosa succede dopo.

Cosa deve succedere dopo ogni caduta

  • Una valutazione clinica subito: coscienza, dolore, capacità di caricare il peso, sospetto di trauma cranico — con attenzione particolare se assume anticoagulanti, dove anche una botta modesta va valutata.
  • La registrazione dell’evento nella documentazione: data, ora, luogo, dinamica, chi era presente, cosa è stato fatto.
  • La ricerca della causa. Le cadute hanno cause, e quasi tutte sono modificabili: un sedativo introdotto da poco, la pressione che cala alzandosi, un’infezione urinaria, calzature sbagliate, occhiali non aggiornati, un campanello fuori portata, la strada per il bagno al buio.
  • La modifica del PAI, il piano assistenziale individualizzato. Se dopo una caduta il piano è identico a prima, non è stata tratta nessuna conseguenza.
  • L’informazione alla famiglia, non solo la telefonata di cortesia.

Le sei domande delle prime 48 ore

Un’unica e-mail alla direzione sanitaria, con sei domande. Vale più di dieci telefonate:

  1. «Dove e come è avvenuta la caduta, e chi era presente?»
  2. «Quale valutazione è stata fatta subito dopo, e da chi?»
  3. «È stata esclusa una causa clinica — pressione, infezione, effetto di un farmaco introdotto di recente?»
  4. «Qual è la valutazione del rischio di caduta, e quando è stata aggiornata l’ultima volta?»
  5. «Cosa è stato modificato nel PAI a seguito di questo episodio?»
  6. «Quante cadute ha avuto negli ultimi sei mesi?»

L’ultima è quella che cambia tutto. Una caduta è un evento; tre cadute in due mesi sono un dato, e un dato richiede una risposta diversa da una rassicurazione.

Il collegamento che quasi nessuno fa

Se è caduta poco dopo l’introduzione di una goccia per dormire, di un ansiolitico o di un antipsicotico, le due cose vanno messe insieme — nella stessa e-mail. Nell’anziano quei farmaci aumentano il rischio di caduta, ed è la revisione della terapia, non una spondina, la prima misura da chiedere.

Chiedete quindi esplicitamente: «Può essere rivista la terapia alla luce delle cadute?»

La risposta che non va accettata

La più frequente è la contenzione: una cintura, una spondina, una poltrona da cui non ci si alza. È la risposta più rapida e la peggiore. La contenzione non previene le cadute — le sposta e ne aumenta la gravità, oltre a produrre immobilità, perdita di forza e agitazione.

Se ve la propongono come soluzione, chiedete quali alternative sono state provate prima: letto basso, materassino a terra, illuminazione notturna, percorso libero verso il bagno, revisione dei farmaci, fisioterapia per l’equilibrio, calzature adeguate.

Se la caduta ha prodotto un danno serio

  • Chiedete copia della documentazione sanitaria: è un vostro diritto e va richiesta subito, non a distanza di mesi.
  • Fate valutare la persona fuori dalla struttura, in pronto soccorso o dal medico di famiglia, e fate mettere per iscritto quanto rilevato.
  • Fotografate e datate ematomi o lesioni.
  • Segnalate per iscritto alla direzione sanitaria e, se non arriva risposta, all’URP dell’ASL e al servizio di vigilanza. Nei casi gravi, i NAS.

Il punto pratico

Non chiedete se è colpa di qualcuno: chiedete cosa è cambiato nel piano dopo la caduta, e quante cadute ci sono state in sei mesi. Fate collegare le cadute alla terapia. E rifiutate la contenzione come prima risposta, chiedendo quali alternative sono state provate.

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