Il punto che fa perdere più tempo alle famiglie
In Campania i contributi per la non autosufficienza non si chiedono alla Regione. La Regione stanzia i fondi e detta le regole; a gestirli sono gli ambiti territoriali sociali (i Piani di Zona, che raggruppano più comuni) insieme al distretto sanitario dell'ASL. Le famiglie che scrivono direttamente alla Regione perdono settimane e ricevono un rimando.
La prima domanda giusta da fare, quindi, è: «qual è il mio ambito territoriale e quando apre il prossimo avviso?» Si chiede all'ufficio servizi sociali del proprio comune, oppure al PUA (Porta Unica di Accesso) del distretto sanitario.
I tre livelli di aiuto economico
1. Quello nazionale, sempre disponibile
L'indennità di accompagnamento è la misura più importante e non dipende dalla regione né dal reddito: spetta a chi è riconosciuto invalido civile al 100% con necessità di assistenza continua. Non ha finestre di domanda: si presenta quando serve, tramite il medico certificatore e poi la domanda telematica all'INPS. È la base su cui poggia tutto il resto — se non è ancora stata chiesta, questa è la prima cosa da fare, non l'ultima.
Attenzione: l'indennità continua a essere pagata anche in RSA se il ricovero non è a totale carico del servizio sanitario. Molte famiglie la sospendono per timore, perdendo soldi a cui hanno diritto.
2. Quello regionale: assegno di cura e cure domiciliari
La Regione Campania destina una parte del Fondo per la non autosufficienza a misure per chi assiste l'anziano a casa — contributi di cura, assistenza domiciliare integrata, supporto ai caregiver familiari. Le misure escono tramite avvisi degli ambiti territoriali, con finestre di domanda che si aprono e chiudono: le graduatorie tengono conto del grado di non autosufficienza e dell'ISEE sociosanitario.
Regola pratica: gli avvisi non si aspettano, si presidiano. Chiedete all'ufficio di piano di essere avvisati e controllate periodicamente l'albo pretorio del comune capofila. Chi scopre l'avviso a scadenza passata aspetta l'anno successivo.
3. Quello comunale: l'integrazione della retta
È la misura che pesa di più quando si entra in RSA. Se la pensione e i redditi dell'anziano non bastano a coprire la quota alberghiera della retta, il comune di residenza può integrare la differenza. La domanda si presenta ai servizi sociali del comune, con l'ISEE sociosanitario residenze — che è un ISEE diverso da quello ordinario e va richiesto espressamente al CAF.
Due cose che quasi nessuno dice: l'integrazione va chiesta prima o al momento dell'ingresso, perché raramente è retroattiva; e la casa di proprietà non impedisce automaticamente l'integrazione, ma entra nel calcolo (ne parliamo in RSA e casa di proprietà).
La sequenza che funziona
- Verificate o richiedete invalidità civile e accompagnamento — è la base.
- Fate l'ISEE sociosanitario al CAF (non quello ordinario).
- Chiedete al comune o al PUA quale ambito territoriale vi compete e quali avvisi sono aperti.
- Se l'ingresso in struttura è vicino, presentate subito la domanda di integrazione retta.
- Se la domanda di invalidità è stata respinta o sottovalutata, si può fare ricorso — e spesso conviene.
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Informazioni di carattere generale, non sostitutive della consulenza professionale. Importi, requisiti e finestre di domanda cambiano ogni anno e variano tra ambiti territoriali e comuni: verificate sempre presso i servizi sociali del vostro comune e il distretto sanitario.


