«La signora non risulta più tra i nostri assistiti»
La telefonata è quasi sempre la stessa. Sua madre è entrata in RSA da tre settimane, serve la ricetta di un farmaco che prende da anni, lei chiama lo studio del medico di famiglia e la segretaria risponde con una frase che nessuno le aveva anticipato: «La signora non risulta più tra i nostri assistiti».
Non è un disguido burocratico. Nella maggior parte delle RSA accreditate l'assistenza medica passa alla struttura nel momento stesso dell'ingresso, e l'anziano viene cancellato dall'elenco del proprio medico di medicina generale. È una delle pochissime cose che cambiano il giorno uno, e quasi nessuno la spiega alla famiglia il giorno zero.
Perché succede
L'assistenza residenziale alle persone non autosufficienti è definita dai Livelli essenziali di assistenza (DPCM 12 gennaio 2017, articolo 30). Fra le prestazioni comprese nella quota sanitaria — quella che paga il Servizio sanitario regionale, non la famiglia — c'è anche l'assistenza medica. Se il medico è già dentro il pacchetto sanitario, il sistema non lo paga due volte: il medico di medicina generale esce, il medico di struttura entra.
Da qui discende una conseguenza che quasi tutte le famiglie leggono al contrario. La quota sanitaria non è uno sconto sulla retta: è il pagamento di un elenco di prestazioni — medico, infermieri, riabilitazione, farmaci, presidi — che da quel giorno la struttura deve garantire. Se non le garantisce, non è «un servizio in meno che si può accettare»: è una prestazione già pagata che manca.
Non funziona così in tutte le strutture
Prima di discutere con la direzione, capisca in quale dei tre casi si trova. Sono molto diversi.
- RSA accreditata con assistenza medica inclusa. Il medico è quello della struttura, dipendente o convenzionato con essa. Sua madre viene cancellata dall'elenco del medico di famiglia. È il caso più frequente nelle regioni del Nord.
- Casa di riposo, comunità alloggio, residenza per anziani non sanitaria. Qui l'assistenza medica non è compresa: il medico di medicina generale resta il suo, continua a prescrivere e va a visitarla in struttura come andrebbe a casa. La famiglia mantiene la libera scelta piena.
- Regioni con protocolli intermedi. In alcune realtà il medico di medicina generale resta titolare anche in RSA, con un accordo che regola accessi e reperibilità. Non è un'eccezione teorica: succede, e cambia tutto.
Il punto pratico è che non si indovina, si legge. La carta dei servizi e il contratto d'ingresso devono dire chi fornisce l'assistenza medica e con quale organizzazione. Se il contratto non lo dice, quella è già la prima domanda da fare, e va fatta prima della firma, non dopo.
Le sei domande da fare prima di firmare
- Come si chiama il medico e quante ore alla settimana è presente in struttura? «C'è il medico» non è una risposta. Dieci ore alla settimana su ottanta ospiti e trentacinque ore su quaranta ospiti sono due strutture diverse.
- Chi copre le notti, i sabati, le domeniche e agosto? Esiste una reperibilità telefonica del medico di struttura, oppure fuori orario si chiama la guardia medica o il 112?
- Chi prescrive i farmaci e su quale ricettario? Interno alla struttura o ricettario del Servizio sanitario nazionale? Da questo dipende chi paga cosa.
- Chi prescrive e chi prenota le visite specialistiche? E chi avvisa la famiglia quando ne viene fissata una?
- Chi firma i certificati? Indennità di accompagnamento, aggravamento dell'invalidità, presidi, esenzioni, pratiche INPS: se il medico di famiglia è uscito, quei certificati li firma il medico di struttura, e va saputo prima di trovarsi con una pratica ferma.
- Il Fascicolo sanitario elettronico continua a essere aggiornato? Se la struttura prescrive su ricettario interno, referti e terapie possono smettere di comparire nel fascicolo. Chieda come ottenere la documentazione clinica: ha diritto ad averne copia.
Chi prescrive e chi paga: la parte che sorprende
Quando l'assistenza medica e farmaceutica rientra nella quota sanitaria, i farmaci necessari alla cura sono a carico della struttura. È il motivo per cui alcune famiglie si sentono dire che «quel farmaco non è in prontuario» e che se lo vogliono devono portarlo loro. Su un farmaco davvero equivalente la discussione ha poco senso; su una terapia che sua madre tollerava e che è stata cambiata alla vigilia dell'ingresso, la domanda è legittima e va fatta per iscritto.
Le voci su cui nascono più contestazioni sono sempre le stesse: farmaci di fascia C, integratori e supplementi nutrizionali, presidi per l'incontinenza oltre il numero giornaliero previsto, parafarmaci per la cura della pelle. Chieda che nel contratto sia scritto quali di queste voci sono comprese e quali no. Una riga di elenco vale più di dieci rassicurazioni a voce.
La notte, il fine settimana, agosto
Nessuna RSA italiana ha un medico presente ventiquattro ore. Di notte c'è personale infermieristico — non sempre, in alcune strutture piccole c'è personale di assistenza con l'infermiere reperibile — e un protocollo che dice quando chiamare il 112. La domanda utile non è «c'è il medico di notte», perché la risposta la sappiamo. È: chi decide, alle tre di notte, se si chiama l'ambulanza? E la famiglia viene avvisata prima o dopo il trasporto?
Se sua madre ha una condizione che rende prevedibile una crisi notturna, chieda che il piano assistenziale individuale contenga per iscritto cosa fare in quel caso specifico. È esattamente il genere di cosa che nessuno scrive finché non gliela si chiede.
Se volete tenere un medico vostro
La libertà di scelta del medico è un principio del sistema sanitario, ma dentro una RSA accreditata dove l'assistenza medica è già pagata dal Servizio sanitario regionale non è illimitata: non si può pretendere che il proprio medico di famiglia mantenga la titolarità e resti pagato per una prestazione che qualcun altro sta già erogando.
Quello che si può fare, e che nessuna struttura può vietare, è chiedere una consulenza privata a proprio carico: un geriatra di fiducia, o il medico che l'ha seguita per vent'anni, che visita sua madre in struttura e dà un parere. La struttura può chiedere che l'accesso sia concordato e che il parere venga trasmesso al medico responsabile — ed è ragionevole, perché la responsabilità clinica resta sua — ma non può opporsi in linea di principio. Se glielo nega, se lo faccia mettere per iscritto: raramente arriva la risposta scritta.
Quando la risposta non arriva
La sequenza che funziona è sempre la stessa e va percorsa nell'ordine. Prima una richiesta scritta alla direzione sanitaria della struttura, con una domanda sola e una data. Se non risponde entro quindici giorni, la stessa richiesta al distretto socio-sanitario dell'ASL che ha in carico la struttura, che è l'ente che paga la quota sanitaria e che ha poteri di vigilanza. In parallelo, l'URP dell'azienda sanitaria registra il reclamo e fa partire un termine.
Tenga una copia di tutto. Non perché finirà in tribunale — quasi mai finisce in tribunale — ma perché in una struttura che cambia coordinatore due volte l'anno, la famiglia che ha la cartellina è l'unica che ha memoria.
Da dove cominciare
Se sta ancora scegliendo, questa è una delle tre o quattro domande che separano una struttura che funziona da una che sembra funzionare. Se sua madre è già dentro e ha scoperto solo adesso che il medico è cambiato, non è tardi: le sei domande qui sopra valgono uguali, si fanno per iscritto e di solito ottengono risposta.
Se preferisce non farlo da solo, possiamo occuparcene noi. Per €59 raccogliamo la situazione di sua madre, cerchiamo le strutture nella sua zona che rispondono davvero a queste domande e le riportiamo cosa ci hanno detto, con i nomi e le date. Inizi da qui
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce un parere medico o legale sul caso specifico. Le regole sull'assistenza medica in struttura variano per regione e per tipo di struttura: verifichi sempre la carta dei servizi e il contratto d'ingresso. Curalune non assegna posti letto e non garantisce la disponibilità.


